Perchè si assumono le droghe



Se ci fosse una risposta chiara a questa domanda sarebbe sicuramente più facile affrontare il problema della tossicodipendenza.
Il fatto è che probabilmente le risposte sono più di una e non è sempre facile trovarle. A livello fisico si sa che le droghe agiscono nelle parti del nostro cervello che si attivano quando riceviamo qualche stimolo gratificante. In pratica le droghe forniscono dei falsi segnali di benessere sostituendosi, con meccanismi chimici, a stimoli che potremmo ricevere in maniera “naturale”.
E’ in questo senso che spesso si sente parlare della droga come di una “scorciatoia”, di un mezzo più facile e rapido per sentirsi bene. Bisogna capire comunque che quel senso di benessere che la droga dà è solo qualcosa di virtuale e passeggero. Non si può imbrogliare se stessi e il cervello per molto tempo. Capire perché l’individuo ricerca la droga è un problema spinoso: alcuni sostengono che l’uso di droga possa favorire la meditazione e il rilassamento, come una sorte di chiave per aprire maggiormente le nostre “porte della percezione”: Il desiderio di modificare ed espandere gli stati di coscienza è sempre esistito nell’umanità: si pensi a fenomeni come la meditazione, l’estasi o la ricerca di stordimento rinvenibile persino nei bambini (chi non ha mai aperto le braccia e girato vorticosamente su se stesso? Anche quella è una ricerca di stordimento, per vedere il mondo un po’ sottosopra.
L’adolescenza è poi un periodo in cui si è alla ricerca di esperienze nuove, pronti a mettere alla prova le recenti capacità di “giovane adulto”.
L’adolescente è “affamato di sensazioni” che possano dare sfogo alla sua grande energia. Purtroppo nella ricerca di sensazioni forti spesso ci si imbatte anche in cose rischiose per la salute come appunto le droghe. In tal senso la droga è spessa una reazione alla noia e alla routine della vita quotidiana.
La “canna” è vista come un gioco, come qualcosa che unisce perché tutti se la passano e tutti tirano dallo stesso filtro. Bisognerebbe capire che il nostro organismo è capacissimo di produrre “droghe naturali” senza il bisogno di fumarsi dell’erba.
E’ l’adrenalina quella che si cerca? E’ dentro di noi che si trova e non fuori. Bisogni di sensazioni forti o di evadere dalla routine possono anche essere interpretati come bisogni di divertirsi, scherzare, trasgredire, giocare, vivere.
La parola “divertimento” in effetti deriva etimologicamente da “diverso”. Ma ci si può divertire immensamente senza ricorrere alle pasticche o all’alcool. Il problema non è tanto quello di reprimere questi bisogni che sono legittimi e naturali (l’uomo non è fatto forse anche per giocare o per superarsi?), quanto trovare il modo di soddisfarli senza nuocere alla propria salute. Lo spinello fumato insieme testimonia per esempio la ricerca di solidarietà con gli amici.
Il bisogno d’intimità col gruppo rivela l’importanza e la bellezza dei rapporti interpersonali positivi e coinvolgenti.
Queste cose sono naturali e positive, bisognerebbe perciò aiutare il giovane in difficoltà a trovare le vie per soddisfare questi bisogni nella vita reale, senza ricorrere alla soddisfazione illusoria delle droghe. Una spiegazione usata sovente per capire perchè si assumono droghe è il concetto di disagio. Questo non ha un significato lineare e chiaro per tutti poiché spesso ciò che fa star male una persona non è detto che ne faccia star male un’altra. Ciò nonostante si riconoscono abitualmente alcuni fattori di rischio per l’entrata e la permanenza di un soggetto nel pianeta droga. Molti studiosi pensano che essere giovani sia quasi un requisito essenziale per accostarsi la prima volta alla droga. L’adolescenza rappresenta una fase di vita in cui si affacciano alcuni problemi difficili da superare.
L’acquisizione dell’identità appare oggi molto più difficile che in passato sia per una generale crisi e relativizzazione dei valori, sia per il moltiplicarsi delle possibilità di scelta conseguenti alla crescente complessità della società. Ragazzi con difficoltà di inserimento sociale e lavorativo, con problemi di identità professionale sono più facilmente coinvolti in giri di amicizie precarie e fuorvianti. In tali casi il disadattamento sociale e la compagnia di coetanei già coinvolti nell’uso di sostanze stupefacenti sommano le loro influenze negative nel sospingere il giovane verso pericolose strade di evasione.
Il conformismo verso il gruppo dei pari è pertanto un altro fattore di rischio. Statisticamente si è osservato che molti soggetti reduci da un’infanzia difficile nell’adolescenza fanno uso di droghe. Anche però chi ha avuto un’infanzia dorata e due genitori iperprotettivi va incontro agli stessi rischi. Un fattore di disagio può essere costituito infatti da difficoltà nel processo di acquisizione dell’autonomia: genitori iperprotettivi, eccessivamente invadenti o al contrario troppo tolleranti, che vivono male il distacco dei figli, finiscono per ostacolare gravemente, anche se inconsciamente, la loro crescita.
La paura da parte dei genitori di perdere legami affettivi si trasforma così in una trappola con conseguenze disastrose. La soluzione sta nell’accettare l’evoluzione naturale: i figli devono poter cercare nella società allargata un’autorealizzazione nel lavoro e negli affetti pur restando i genitori un punto di riferimento stabile, la base sulla quale si radica la loro stabilità emotiva. L’acquisizione dell’autonomia e dell’indipendenza da parte dei figli è l’obiettivo principale della loro educazione ed anche il prerequisito perché permanga un buon rapporto affettivo tra essi e i genitori.
E’ ovvio che la presenza dei genitori, una presenza che non sia solo fisica, ma reale, fatta di interessamento, trasmissione di regole e valori è un elemento fondamentale per una corretta crescita psicologica del bambino e dell’adolescente; in quest’ottica è soprattutto l’assenza del padre o la sua scarsa rilevanza, come a volte accade per vari motivi, ad essere pericolosa. Infatti il padre è spesso, assai più della figura materna, colui che trasmette e fa rispettare regole di condotta e valori normativi; in tal modo la sua figura “protegge” l’adolescente dall’imboccare pericolose deviazioni di comportamento.
Genitori che per una sorta di compenso delle privazioni da loro sofferte, cercano di dare ai propri figli di tutto e di più, possono paradossalmente rendere più facile la strada verso la droga. Infatti anche chi ha il motorino all’ultima moda e le scarpe firmate ai piedi prima o poi va a sbattere il muso contro il primo fallimento.
Per chi non c’è abituato può essere uno shock insormontabile e la droga un facile rifugio. Anche chi si trova in situazioni di grave disagio per motivi svariati come per esempio di lavoro può diventare tossicodipendente. La droga è in questi casi una fuga dalla realtà, un modo per lasciarsi indietro i problemi.
Purtroppo rifugiarsi negli stupefacenti per evitare di guardare in faccia le proprie difficoltà è una cosa che non porta a soluzioni ma aggrava ulteriormente le cose.